...che senso d'inutilità che mi pervade; svuotato e scarnificato nel profondo mi vedo al centro del mio essere; lì dove penzolano albe e tramonti e i giorni sono colonie di larve febbrili agitandosi indistinguibili l'una dall'altra, nella pietà dei miei occhi; la vita è un dono che non si raccoglie mai fino in fondo e il senso mi sfugge inesorabilmente appena lo interpello molto più di un tempo che avevo tempo: eroso. Iroso cavalco un passato remoto nel suo moto perpetuo così come lo percepisco; ma l'immanenza è totalizzante. Com'è difficile calibrarsi tra l'immortalità di un concetto nella cancellazione delle parole che lo compongono; che senso di mortalità ogni mistero che non si svela, e che sgomento crea Dio dentro ognuno di noi davanti al trapasso riducendo lo scibile ad un silenzio muto e inarrestabile che comprime scagliandoci come schegge tra le braccia di chi non amiamo; poichè a volte capita di credere più noi a Dio, che Lui a noi...
sabato 30 novembre 2013
duecentoquindici
Mia madre
lo fa
sempre
se il vento avverso le soffia contro
si aggiusta i capelli, si guarda i seni
parla al passato e il destino si acquieta
lo riduce a vocabolo da cruciverba, toglie
la pentola
scola la pasta
senza chiedere accompagna la vita
le domande non sono il suo forte , e
comunque alla vita si dà la mano sin
oltre la soglia e il bene non si paga; qualche
volta simula il ghigno della morte, ma gli occhi
non cadono nel tranello. Si consola in solitudine
facendo il bucato e stirando pensieri; qualcosa getta via
dice: sotto la neve il pane, sotto la pioggia fame; oppure
racconta di un giardino davanti casa: solo il gatto le crede.
Così è la vita; si ripete parlando a sè, poi volgendosi verso
di me, mi accarezza.
lunedì 18 novembre 2013
duecentoquattordici
Mojito Con Foglie di Menta
Mescerei munifici murales
Optando ologrammi oltre
Jainisti jamming jazz, jab
In veste internazionale inusitata
Totemica tacciata, trattati
Outsider on the rocks, oppure
Cani cocktail che convergono
Oltremare oranghi
Nei negozi nuovi
Facendo filobus fantasma
Ostentando omogeneizzati o
Gioielli garruli
Livellando l'onta
Incrociando
Eco
Di
Irregolari
Minestre, minimali
Esteticamente evolute
Nuove, nonché notorie
Torride, tatuate tra tanti
Addetti, ad alamari affiancati.
duecentotredici
Coca Bacardi Lemon Ice
Cadenzavo cirri caste chiome
Ostentando ottimismo open, over
Calibrando confische con culottes
Agli arrembaggi assiali asserendo
Bilanciamo bambole bloccate
Animando algebrici alesaggi
Cavalcando coppe contromano
Animando anfore anaglifi a
Rotori roboanti, rettifili rose
Delineando due deliqui dardi d'un
Impresa immaginaria impressionista
Lì lambendo lingue lunghe
Elargendo encomi e
Mantenendo meriti
Osservando orientali
Nord, non negando
Ignavi, ipocrisie in
Conclamate colte
Efebiche elleniste.
domenica 17 novembre 2013
duecentododici
- Gioia -
In quel periodo di Gioia notavi il cranio massiccio. Poco incline all'ideologico essere e a cervellotiche intenzioni del vivere comune; aveva le sembianze da bovino giapponese elegante nell'apparire casual. Gioia era sorridente sempre, in quella sua struttura solida, e non lo conobbi mai personalmente, al di là del colpo d'occhio che a volte gli diedi dalle colonne del portico. E ciò che emergeva da vicino guardandolo era la possibilità che gli fosse esploso un petardo di cocaina in volto, lasciandogli il botto nel cervello oltre a quel sorriso, da paresi simmetrica ridente, garbata e sempiterna. Con l'incipit di singulti in risposta al proferire di qualsiasi parola, o frase rivoltagli, egli rispondendo, si avviava a mitraglietta con le parole, dal tono infantile defluendo il ridens dalla fessura della bocca. Con il fulcro di quel ridens che si riverberava sul ventre, un leggero tremore lo squassava nelle spalle. Ed era contagioso, vederlo così ilare, in quel fremere di vivezza, come fosse gravido di sette mesi e vivesse il nascituro in quel tondo e delizioso ventre, che manifestava pandan nell'accostarsi alle natiche che sfoggiava. Da mamy nera. Così armoniose, fasciate in quell'indossare la salopette di jeans scolorito, o quelle a righe blu forse. Ma son sicuro di avergli visto indossare quella color arancio, e lo vidi leggiadro camminarci estivo sotto il portico. Con le scarpe ginniche Superga, o All Star scendere i gradini del portico del grano, e avviarsi alla sua automobile BMW cabriolet dalla carrozzeria arancio parcheggiata di fronte al teatro, quando ancora si parcheggiava in centro. Di lontano lo osservavo immergersi nella sua vettura scoperta. Piscina brunita di pelle al sole, mentre mezzo seduto al posto di guida, con la portiera aperta, cercava di districarsi col ventre liberandolo dal volante, trovandogli la sistemazione, calibrandola alle gambe che entravano più agevolmente del ventre ma anch'esse si incagliavano sotto a quel volante; con la canicola che dall'alto furoreggiava lucida di riflessi sulla pelle umana del cranio calvo di Gioia, che nell'operazione - assetto ventre al posto guida - non riusciva a districarsi così fluido. E non fu fluida nemmeno la sua dipartita che narrava. Di una mattina all'alba sulla via provinciale; scontrandosi con un platano, dopo una sterzata improvvida e fatale causata da un colpo di sonno a quella velocità, di Gioia i pezzi squartati, un braccio, una gamba, la testa, il pollice il busto, l'altra gamba, un orecchio, i denti, la mascella, un pezzo di carne, un altro che sembrava un polpaccio, vennero raccolti un po' qui e un po' là col cucchiaino. Tra il fosso e la campagna. E comunque qualcuno asserì che i conti non tornavano. E sempre mi son chiesto quali pezzi di Gioia non l'abbiano seguito nella tomba, quando in quel mormorare s'insinuò che non trovando altro per completare la salma, nella cassa qualcuno vi aggiunse pezzi di selleria e motore. Tanto chi se ne accorge ?
sabato 16 novembre 2013
duecentoundici
- L'uomo -
L'uomo osservava il mondo dal suo giardino. Costernato, sbigottito, affranto di quella calma che si prova di fronte all'inevitabilità. Davanti a quel mondo, non più mondo, che vedeva ardere sotto la spinta delle lingue di fuoco da una parte e dalle gigantesche onde dall'altra. Egli per volontà di Dio era l'unico superstite della razza umana. Come Lot nella Bibbia prima della distruzione di Sodoma e Gomorra, fu avvisato da due angeli alla porta di casa. L'uomo la abbandonò. E ora era lì. In quel luogo chissà dove; al riparo di fronte a quella distruzione, e guardando diceva tra sé <<...l'apocalisse di Giovanni...>>. Da lontano vedeva in cielo le schiere angeliche bianche del Signore volare di qui e di là nel porre fine all'esistenza sulla terra. L'uomo fu avvicinato e abbracciato dalla donna, che Dio gli aveva concesso. L'uomo vedeva la terra tra il crepitio delle fiamme, e l'increspatura delle acque che seppellivano ogni vita. La donna affettuosamente lo abbracciò. Dopo quell'effusione; dalla donna si vide porgere una mela. L'uomo stava per addentarla nell'euforia del gesto amorevole, e aprì la bocca. Ma nell'aprirla vide con la coda dell'occhio il serpente dietro l'albero, in mezzo al giardino che. Si nascondeva con un'acrobazia tra i cespugli, continuando ad osservare la scena di loro che tra un'affettuosità e l'altra si sarebbero mangiati il frutto. L'uomo si ricordò di aver letto la Bibbia e conosceva la storia della mela, della donna, e del serpente, e ora verificava di persona che razza di fine stesse facendo l'umanità; e per non essere sgarbato disse alla donna <<...sei gentile amore... e la mangerei volentieri...però sai ...che la frutta m'indispone...mi fa andare di corpo...e dai... per stavolta mangiatela tu la mela !?.. >>.
venerdì 15 novembre 2013
duecentodieci
l'ispettore Gonzalo Caprarella
- un caso personale -
L'ispettore Caprarella si lava il volto, i denti, si asciuga, guardandosi allo specchio, spegne la luce; chiude la porta del bagno. Accompagnandola dietro di sé, piano. Si dirige verso la camera da letto, varca la porta, si ferma. Cerca l'interruttore, ma si rivede nel gesto e ritrae la mano. Per non disturbare la moglie che dorme. Le vede la testa scapigliata. Caprarella in silenzio e al buio, scivola sotto le lenzuola e. Rivolto al soffitto lo guarda ad occhi aperti assaporando il tepore del piumone e volgendo il capo, vede la moglie. E decide. Di allungare la mano appoggiandola tra le cosce, la quale moglie sentendo la mano sul proprio sesso non reagisce, e immobile apre gli occhi e chiede <<...son passati già tre mesi dall'ultima volta ?...>>
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