domenica 5 novembre 2017

cinquecentoventitre


- Un nulla di fatto -

Il tipo indossa la giacca di velluto color testa di moro pelato col basco in tessuto invernale lo stesso colore della giacca porta occhialini tondi alla Silvio Pellico; i pantaloni li ha tinta senape dal tono estivo che richiama i campi di girasoli in centro Italia quelli che ho visto quest'estate in una giornata nuvolosa. Le scarpe nere paiono acquistate al mercato del giovedì al banco sotto l'orologio, il naso l'ha bitorzoluto da fumetto degli anni 70 come quel personaggio che si chiamava Peter Paper: gli assomiglia. L'insieme è da negoziante avveduto incline all'ascolto con un patrimonio di idee precise dell'enciclopedia sul mobile in sala da pranzo. Cliente abituale con fare anonimo discreto fluttua tra un passo e l'altro si avvicina comunica con un filo di voce che non percepisco sorride alla ragazza che gli sorride; la t-shirt bianca un'immagine caraibica la scritta Inglese out of town una fascia vistosa alla testa una sorta di fazzoletto arrotolato l'insieme ricorda un'ananas fuori stagione. Lei apre il cassetto della cassa gli dà il resto sul palmo della mano, lui se lo mette in tasca, saluta, si volta, se ne và.      

lunedì 30 ottobre 2017

cinquecentoventidue

Entro; la ragazza seduta al tavolino ha una gamba accavallata ed è intenta col piede in mano a farsi il pedicure. La concentrazione è maniacale sulle forbicine: taglia l'unghia sull'alluce. Con la lingua di fuori alza la testa guarda non mi vede; non si deconcentra nel vuoto riabbassa la testa. Sibila huuu tra i denti non posso fare a meno di notare che durante lo sforzo nell'accavallare la gamba in cui stringe il piede fuoriesce mezzo labbro di pube un ciuffetto di peli col piglio stolido di chi normalmente non vede nè luce nè prende aria. Provata dallo sforzo, si alza. Distolgo lo sguardo alla ricerca del barista. Poggia sul tavolino le forbicine. Con l'espressione svogliata si avvia al banco si trascina le gambe, mi guarda non celando fastidio mastica un non so che tra i denti, scazzata mi fa. Cosa prendi ?   

cinquecevent'uno



Il cinese vestito di bianco passa sul marciapiede. Il cinese vestito in nero porge l'orecchio al tipo con le meche e i ricci della permanente. Il burbero palestrato collo taurino volto scolpito nell'abbronzatura di campagna, mi guarda con l'espressione torva. Mi riguarda con l'espressione super torva non abbasso lo sguardo per capire se è normale oppure no pare sia disturbato nella cabeza poi abbassa lo sguardo come dovesse cercare le scarpe e accompagnarle in bagno. Sto serio con la faccia da culo mai vista. Il gin tonic questa sera è ottimo. L'altra sera volevo ubriacarmi al quarto gin tonic mi ricordavo ancora tutto: dove avevo parcheggiato come mi chiamo e così via. Mi sono alzato al cinese barman gli ho detto il gin tonic si fa col gin non solo col ghiaccio. Mi ha risposto si con quel sorriso che non capisci se ti sfotte o non gliene fotte, vabbè. Il gruppo di soggetti dal volto caucasico tipo film di Kusturiza stanno parlando talmente sottovoce che sulle prime penso siano un gruppo di sordi, poi ordinano diventano chiassosi in maniera sempre discreta. Bevono più bevono più parlano intercalando gestualità e concetti al ralenty alzando il tono la voce rimane nei decibel consentiti. La tizia tutto tette culo femmina del burbero con l'espressione super torva, è amabile sciolta padrona assoluta della scena e del burbero che pare frustrato oltre che idiota. Entra il pazzo del paese messo male in arnese tempo fa non era così. Si siede fa un fischio tutti si girano serio guarda anche lui chi è stato a fischiare. Il cinese barman sta pestando qualcosa nel mortaio alza la testa per il fischio mi guarda interdetto come una civetta sul trespolo.  Un soggetto poco incline all'astemia guarda la scena sullo sgabello scoppia in una risata. Il cinese barman di rincalzo entra in scena col busto nero scivola da dietro il bancone guarda tutti in sala non capendo niente delle dinamiche precedenti, osserva un po', chiede al cinese barman che pesta qualcosa nel mortaio, bofonchiano un qui e là che ne so, torna in cucina. Il pazzo del paese ordina un palloncino di vino come quando si è al circolo. Un nulla di chè è una serata qualunque il gin tonic è veramente ottimo. Il Thackeray è super gin anche se l'Hendrix non lo supera nessuno. Il parvenù zampetta sul fisico da tacchino gli occhi da pesce al quadrato dà un'occchiata distratta di chi vede il mondo da un vetro zigrinato entra si accosta alla cassa paga il conto da sobrio per evitare guai prima di bevere/ bevere alle cinque del mattino è sempre freddo pimpante salma a terra da qualche parte, ma il giorno dopo lo rivedo vivo e non è Cristo risorto: evidentemente sa bere potrebbe suggerire un libro suggestivo su alcolici ed esperienze di premorte. Dà un'altra occhiata zampetta da macchinetta sobria esce dalla porta col piglio da eqqueqqua pirechè e non dalla finestra come l'alcool gli suggerisce a volte. Anche il tizio senza mento con le basette alla Gerd Muller anni 70  le braccia tatuate paga il conto. Quello con la t-shirt con la stampa Stussy si toglie il basco compone un numero di telefono ride. Tunz tunz il pezzo musicale mi piace è un techno stomp voce da negro ritmo fantastico. Lo cerco sul telefonino con Shazan: non si connette. Si materializza uno degli incubi della mia vita del cazzo: ascoltare un pezzo musicale strepitoso non sapere chi lo canta. Per mesi anni rimarrò con il desiderio frustrato di riascoltarlo come quando speri di rivedere quella tipa che ti piace. Diventa un'ossessione. Il cinese esce dalla cucina sparecchia i tavoli, quelli di Kusturiza non sono di Kusturiza ma Italiani del meridione, centro Italia, non capivo il dialetto, mi pareva caucasico, sono ubriachi putridi ridacchiano si baciano con le donne si sorridono perdono il maglione che rimane sulla sedia non si sa di chi sia, stabiliscono che non era di nessuno ed era già li al loro arrivo, poi una volta usciti, il più ubriaco di tutti torna a riprenderselo con la faccia da stordito concentrato non troppo. I due tizi in fondo sembrano i più presenti ma ridono con gli incisivi troppo in vista e i bicchieri sono vuoti ma soprattutto erano già qui quando sono arrivato. La biondina con la testa sorretta dal braccio con l'espressione spleen pare l'unica sobria s'infila in bagno con l'amica. Il tizio con le nike nere i jeans bianchi assomiglia a Ramsete II non fa nulla di speciale, regge la parte. Il gruppo di Kusturiza esce in fila indiana come se fossero sobri ma un po' troppo eccentrici. Il tizio si scaccola il naso mi guarda concentrato su quello che sta rimuovendo non mi vede. Il gruppo di ragastrazzi alticcio si comprende bene con i due marocchini che incontrano col bicchiere di birra in mano discutono del concetto di bere di figa di quello che hanno fatto nella serata, non se lo ricorda nessuno, a parte bevere/ bevere poi non succede nulla di chè eppure scatta un momento ecumenico un boato una risata tutti si abbracciano il più idiota del creato entra sorride si lancia in una battuta umoristica poi racconta che ha distrutto un muretto in una curva  con la macchina è uscito dalla macchina fumante l'ha guardata ed è corso via prima che arrivassero i carabinieri ride della trovata frega un cazzo a nessuno ma lui imperterrito se ne fotte partecipa alla festa abbraccia un marocchino col bicchiere in mano due tre cazzate ridacchia beve si gratta le palle.     

domenica 17 settembre 2017

cinquecentoventi

Il tipo magrebino indossa la felpa color pesca l'aquila sul petto si alza dallo sgabello del bancone del bar scende digrazia strampalata dà un colpo di energia al retro treno dalla propria volontà raccatta un secco e deciso "si và" s'avvia alla porta di uscita laggiù. A metà del viaggio distante tre metri perde la mira della porta di uscita, la vede sfocata, attraversata da ostacoli umanoidi, barcolla vistosamente a bandiera che sventola, si regge ancora rallenta per non affondare con la testa in picchiata schiantarsi a terra con fragore sotto il tavolino di altri magrebini che conversano di fronte ad una serie di bottiglie Heineken vuote le papille gustative della lingua sommerse da lupolo tabacco. I quali guardano con la coda dell'occhio il magrebino vacillare, non rassicura valutano il pericolo, riprendono a farsi gli affari loro. Il magrebino dà una sterzata col ginocchio semi raso terra con un piede scomposto ripiglia il passo da marionetta le braccia ora stese ai fianchi ora avanti in un gesto drammatico espressionista evita un tavolo per un attimo si allunga all'inverosimile come un elastico allunga il braccio lo poggia sulla spalla di uno sconosciuto, precipita fuori come dettato da una spinta di una pedata ricevuta, passa in mezzo a marito e moglie che passeggiano abbracciati, si staccano, lo fanno passare. Un attimo di suspence nei volti dei magrebini dalle Haineken vuote per la sorte del magrebino uscito di gran carriera; e dei coniugi i quali si scansano di nuovo. Il magrebino col volto costernato si ri-precipita dentro. Ha la stessa determinazione con cui è uscito dal bar frettoloso supera ostacoli umanoidi regge traiettorie mirabolanti torna al bancone del bar con la mano si puntella sullo sgabello con l'altra agguanta il bicchiere; torna fuori senza ansia, con più controllo, zavorrato dal bicchiere di birra colmo sul vetro un velo di condensa che rende tutto sbagliato si, ma moralmente giusto.           

cinquecentodiciannove


 - In piscina comunale -

10,80 se voglio il lettino la doccia fredda, se la volessi calda, dovrei aggiungere qualcosa in più. Non ho idea se sia un buon prezzo venire in piscina. Decine d'ombrelloni uguali, pazienza gli ombrelloni. Quando non si ha uno sguardo di amore e comprensione può essere orribile trovarsi in mezzo a tanta gente uguale: in mutande fashion colorate, che sciabatta in lungo in largo sulle cose, tra le cose, che cerca nella sacca qualcosa, oppure si lega i capelli la bella gnocca di un tempo che fu, che fa la doccia fredda con la pressione di un ottagenario prima di entrare in acqua oppure l'azzimato pop che aspetta i piccoli passi della prole alta mezzo metro titubante col pannolone zavorra, quell'altro che con i figliuoli con la faccia da schiaffi torna bagnato dalla piscina, il tizio con i pantaloncini verde carioca e gli occhiali bianchi improbabili non fa nulla di particolare, ci sono i bellissimi / bellissime abbronzati / abbronzate, peccato abbiano la rogna in alcuni punti del corpo, pardon sono tatuaggi. Nessuno sullo sdraio legge, ognuno fa qualcosa tranne leggere, che sia importante no, mi faccio alcune domande cui mi do risposta, anzi no, il tizio tatuaggio sul petto da palestrato, legge delle scartoffie che paiono una tesi, e poi nient'altro, vabbè mica è un sondaggio, però ci faccio caso, del resto al sole non sono mai riuscito a leggere nemmeno io, figurati a chi non piace. La Mannoia alla radio, che cazzo di scaletta, dopo viene Boy George con do you really want to hurt me che non la posso sentire, non la reggo, ci sono canzoni che non sopporto per davvero, Lucio Battisti acqua azzurra acqua chiara con questa torniamo al paleolitico musicale, cioè mi piace Lucio è un camerata, rispetto i camerati, ha sempre scritto belle cose, però col caldo mi piace ascoltare radio Deejay con quel matusalemme stralunato di Albertino che tra un cazzo un altro ha già 60 anni fa ancora il ragazzino, a proposito di acqua azzurra acqua chiara vado a fare un tuffo. L'acqua è veramente azzurra chiara ci sguazzo un po la tipa che fa la figa ce l'ho solo io e non te la do quando vado a comprare le cose nel suo negozio, c'ha un culo che fa provincia però è tonico, gira vicino a quel tipo che pare un vitello da allevamento boh sarà il suo uomo, proprio quello che esce dall'acqua e sputacchia da villano porco. Esco dall'acqua anch'io. Penso a tutti questi radical chic in piscina, razzisti tatuati jet set de stè par di palle della città, sapessero che dietro la siepe della piscina ci sono i prefabbricati con le antenne del campo nomadi. 
       

mercoledì 6 settembre 2017

cinquecentodiciotto

Portava nel cuore le donne con cui aveva fatto l'amore. I gin tonic bevuti li aveva bevuti ne avrebbe bevuti altri. Quando glielo diagnosticarono non si sottopose a terapie, nella vita aveva fatto quel che aveva voluto. Più di ogni altra cosa privilegiava le relazioni umane. Il lusso la ricchezza portavano ambizioni che arrivano a stimolare la deriva morale nel vivere. Affermava con l'esempio l'utilità del riconoscerci nello spirito, fin che ci si riesce; in modo che quando ci saremmo ritrovati eterei nell'aldilà per lo meno non saremmo stati estranei come in terra. 

mercoledì 19 luglio 2017

cinquecentodiciassette



Se ti ami all'eccesso cosa resta all'lterità ? Il nulla di classe avvolto nel plepo ideale ? L'inconsistenza utile d'un copione logoro ? Il volto di chi invecchia nei sensi crollati ? Vivere sotto l'egida della paura: non siamo fratelli usciti dalla stessa sofferenza ?