domenica 3 novembre 2013

centosettant'uno

Low Cost


e
il sole
 preme;
 insopportabile lo
sperone sullo zigomo
 trinciato forte. Di Dio per
Dio che Iddio concede 
 interviste  quando sei
a carponi sulla via
tra sirene petulanti
e clamori d'arancio
ad alta visibilità; e
lo senti quel Dio
a cui obbietti
 il giudizio
lo supplichi
con la
richiesta dello
spostamento del
giorno dell'addio; che ti consuma
nel digiuno salmodiando
chiodi di sudore e
 liriche nel ventre
mentre flebili dalla
carcassa sono il tremulo vibrare
di un obolo per qualsiasi viaggio
dalle solite piste di decollo
 tagliate con                                       la calce.     

centosettanta 170

Ci riconosceremo dagli occhi e la natura c'illuderà: sarà per sempre; e quando l'opera sarà compiuta ci abbandonerà in un dedalo di conflitti dell'inappagato amore; ci riconosceremo dall'eco allora, di ogni litigio, e di ogni dubbio nel vederli assisi alla nostra tavola; come due querce in un campo spoglio. 

sabato 2 novembre 2013

centossentanove 169

Da Lei non mi sento amato. E non ho memoria nitidamente di come ci si possa sentire, quando si è amati. Sicuro non lo ricorda nemmeno Lei. Solo un accenno interiore di sussulto si manifesta per entrambi, quando una parola proferita tra noi, o esterna a noi, risulta essere accordata nella gentilezza. A cui nemmeno a questa sono più abituato. E nemmeno Lei. A parte questo; dell'amore la perdita che ne ho, non mi pare grave. E per questo motivo che mi dico che potrei rimanerne privato senza patirne sofferenza. Andando avanti, proseguendo. Così, dimenticando definitivamente, la sua intensità dove si stende, la sua incisività dove penetra. Come già, mi avviene per altro. Del resto; tranne un fastidio non ho altro sentimento, che mi assalga. Quando l'amore tenero e delicato mi si manifesta innanzi, nella sua più consueta e cruda rappresentazione di due giovani, per esempio: che naturalmente si amano in un bacio, casualmente, spontaneo. Dello stesso amore in cui credevo anch'io, e pur di difenderlo avrei dimostrato a tutti, esattamente come quei due, che di amore ci si consuma sia di baci che di corpi. E questo sentimento che provo, che è l'esatto contrario di quel bacio, e che ti raggiunge orientando le tue riflessioni incuneandosi con il passo di un estraneo dentro, dai tratti conosciuti; è comprensibile per una persona come me. Che non sempre si riconosce, nonostante sia, suo malgrado, tuo malgrado, malgrado tutto.    

centosessant'otto

...a volte ho il petto pieno di lettere confuse e le sento lievitare nella mente riempiendomi; fisicamente della necessità di scrivere una poesia, che poi definisco surreale; se in quello scrivere spengo la razionalità; seguendo nella composizione l'armonia naturale di una struttura; che per vivere debba essere in ciò che narra; il respiro: nella forma libera da me, che ne sono l'autore... 

venerdì 1 novembre 2013

centosessantasette

La pigna fu raccolta al vespro. Presso la seduta d'una poltrona di prima fila in sala proiezioni. Solinga nel mare porpora di moquette; si vide cogliere da mano ignota; emanò un secco suono al tatto prima di entrare nella fodera della tasca dei calzoni. La pigna in quel luogo osservava come essa  evocasse le maestose forme della natura di quel giardino che vi è, entrando e uscendo dalla sala proiezioni. E come dal giardino vi sia la vista dell'arena prospiciente l'acqua; quell'acqua enucleava le vastità, colmandone gli screzi azzimando tinte e forme allineandole al cielo docili, esplicando ai sensi umani, come la natura non sia seriale, con quei monti che stavano adagiati  al loro pediluvio: la pigna fu raccolta da quel paesaggio. Gioioso e fremente come l'occhio di conquista della pupilla giovane che in quel giardino vedeva tutto galoppare in un sol segreto, riposto e custodito in quella pigna sul palmo. Del fanciullo. Il quale come la raccolse dal giardino; la perdette in sala proiezioni nell'umano amore. Di come il giorno si presenti nuovo, poi andrà perduto.    

centosessantasei

Il  lemure intellettuale
entra nel baccanale
glissa l'iperboreo
muta strategia
p
r
i
l
l
a
la carega la 
p
r
i
l
l
a
con
 maestria.
 Ciak si gira.
La regia è
poesia invisibile
al plausibile, per
applausi contenuti
con sapienza, l'incontinenza
del verbo in maldicenza; scientifica è l'utenza che
migliora l'evidenza in un rito; libero stabulario trito e ritrito
di eburnei glutei accodati, in cui la pratica del dileggio ed ermeneutiche sociali
sono abitudini sleali. Punto. Ti invio 4 piume da codardo da ruminare in solitudine in campo largo.
 

centosessantacinque

Mattina d'estate
 
Stella fresca e
  sovrana nel
vasto
 prato
di
razionalità lucenti
rinasce
in cielo
il mio
occhio
stamane
di felicità mistica