venerdì 9 agosto 2013

settant'uno

l'unica verità di una menzogna, è che va detta con cura; nemmeno così, si è sicuri che funzioni...

martedì 6 agosto 2013

settanta

E scrivo questi versi del non creato non avendo nient'altro su cui gioire: è il senso della vita. Che a volte sfugge dall'impalcatura del buon senso. Tradendo l'ottimismo che necessariamente dovrei avere, per virtù, passione, amore, e invece non ho. E non provo. Non sento nemmeno giungere, attraverso i sensi, miei, sensibili, induriti dall'indignazione, non condivido l'opacità consueta delle menti; o la felicità divenuta consueta che vive nel canovaccio di ciascuno. E se anche la si vedesse apparire questa felicità, potrebbe farsi fugace e inesprimibile nel ricordo di seni nudi duri d'amore. Anch'esso fugace privo di vitalità, vivacità seppellita, come nascosta, celata, addirittura come mai esistita, se il piacere superficiale così rimane. Per rispetto. Che vien meno nell'intimo di ognuno si aggrega al sarcofago di preziosi falsi, cui teniamo, velato, da una tenda che c'illumina per nessuno, sino alla notte dei tempi, al regno dei morti, per libertà insulsa. Viviamo per amarci; noi che ci corromperemo non lasciando null'altro: un flebile ricordo, su cui nessun ricamo di nervi, sangue, carne, troveranno luogo.  

venerdì 2 agosto 2013

sessantasei

Tullia è intraprendente intimorita quando si avvicina. Assomiglia alla sua generazione, i fianchi larghi nudi non son larghi, avvolti all'abito attillato rosa, il pizzo nero. Giovane, guardinga, non si fida senza amore, gli altri possono essere minaccia. Di sé sorride; glielo fai notare esorcizza il timore, tranquilla indietreggia. Ripete parole per prender tempo, se è confusa dell'intrusione di quella confidenza che ho alonato in parole che scosta le certezze, nell'incertezza si riprende. Diffida, poiché non è convinta da ciò che prova risulta fragile rasentare l'amorevolezza. Allora le concedi un atto, che possa interpretare ed essere sicura che il mondo dell'inferno si dimentica di essere inferno concede grazie; poiché Tullia vuol piacerti, esaudirti nulla altro: morire è presto. Le vedi il sorriso non indietreggia stando nello squallore di quell'inferno. Solo così posso farcela sembra dirsi. Terminato ti lascia immediatamente.  

sessantanove

Verso Friburgo. La Bmw X8 nera con le marmitte di scarico cromate ognuna per lato, è parcheggiata a pettine nel parcheggio dell'autostrada. Dal baule aperto sbucano le valigie, di varie misure borse in pelle, qualche borsa di cellophane, tutte accatastate le une sulle altre in modo ordinato da formare un ammasso omogeneo multicolore e pare che tutto sia stivato come quando viaggi andando in un luogo per starci parecchio tempo, o tornando da un luogo dopo esserci stato parecchio tempo. La ragazza che armeggia col cellulare ha una gamba che fuoriesce dal sedile posteriore dell'abitacolo. Indossa una T-shirt scura con un disegno argento sul petto, veste jeans attillati, piccola di statura grassottella non armoniosa il viso dozzinale. Esce dall'abitacolo, si accende una sigaretta guarda il display del cellulare. Dal bar poco distante giunge un'altra ragazza anch'essa piccola dalle forme tonde, ricorda una persona che abbia a che fare con il circo o con il nomadismo. E' bionda tinta, curata nell'aspetto, veste jeans attillati, indossa una canottiera scura e sulla schiena s'intravede parzialmente un tatuaggio colorato. Raggiunge la vettura Bmw X8, parlotta con l'altra ragazza la quale scesa a fumare continua a guardare il display del cellulare, sino a che. S'interessa con lo sguardo a ciò che le va dicendo la ragazza che le parla: solleva lo sguardo. Nel farlo si ritrovano a guardarsi partecipi. Mentre la ragazza parla consuma lievi espressioni, si accende una sigaretta dopo aver chiesto l'accendino alla ragazza col cellulare in mano, con fatica glielo estrae dalla tasca del jeans attillati. Le due ragazze parlando, non prestano attenzione all'arrivo di un uomo col cane al guinzaglio. Il cane ha il muso da segugio svizzero il mantello marrone unicolore. L'uomo col guinzaglio sciolto in mano si avvicina al baule della vettura, attende. Il cane spicca un balzo ed entra nella Bmw X8, acciambellandosi in una nicchia laterale a borse e valige. L'uomo chiude il portellone del baule azionando il pulsante, nel chiudersi incontra la testa dell'uomo colpendola. L'uomo sorpreso si tocca la parte colpita guarda in direzione delle ragazze davanti alla vettura, che non si sono accorte di nulla e continuano a parlare. Il cane dal tergilunotto guarda il padrone e portellone chiudersi, restringendogli ogni azione costringendolo al suo posto. Tranquillo s'appisola. L'uomo colpito, indossa una camicia bianca, calzoni blu scuro estivi ed eleganti, si avvia al posto di guida tastandosi la nuca alla ricerca di un qualche effetto dal colpo ricevuto. Le ragazze vedono, si animano da dove stanno dialogando, si avviano prendendo posto sul sedile posteriore. L'uomo chiude la portiera, le ragazze chiudono le portiere, nel momento che si chiudono, la portiera di fianco al guidatore viene aperta gioiosa dal ragazzo che trafelato finiva la propria corsa giungendo dal bar: con un cenno vittorioso mostra agli occupanti della vettura una carta di credito ? Che stringe in mano. Che diavolo di carta sia, non si sa, ridendo si chiude la portiera. Il guidatore parla al telefono, innesta la retromarcia uscendo con la Bmw X8 dal posteggio, mentre il ragazzo con la carta di credito ? in mano parla con il volto rivolto all'indietro, spiegando una vicenda alle due ragazze che stanno dietro, sorridendo lo ascoltano, intervenendo e commentando con qualche frase l'accaduto. La vettura dopo essersi fermata in retromarcia, accelera potentemente verso la corsia dell'autostrada, se ne va.                  

sessantasette

Aurelie mi chiede di esser portata a casa. Dopo alcuni chilometri carichiamo la sorella, di cui non capisco il nome che mi bofonchia entrando in vettura. Aurelie s'imbarazza un po' vedendola alticcia. Mantiene la calma, s'irigidisce e una volta ripartiti mi indica la strada con un cenno. Aurelie ha il volto nobile, il temperamento spurio. Mi pare di capire che avrebbe desiderato mangiare una pizza insieme. Contava di chiedermelo poi l'attimo è tramontato, per via di sua sorella in quelle condizioni. Aurelie non mi ama, non l'amerei, sebbene i nostri sguardi siano intrecciati nel comprenderci di fiducia atavica; tra noi c'è un intendimento che non raggiungeremmo mai per cultura. Ci guardiamo chiedendoci com'è possibile che il caso, ci porti ad amarci: amanti ? forse più come fratelli, a volte mi pare di capire, abbia pudore. Aurelie sta con la portiera in mano in piedi fuori dalla vettura attende la sorella che sventaglia puzza di alcool, chiude la portiera con un sorriso mi ringrazia. Tempo dopo mi chiede  <<...è molto che non ti vedo...cosa hai fatto in questo tempo ?...come stai ?...>>.      

sessantacinque

Non ho l'età per suscitare l'amore, nemmeno la ricchezza per illuderlo. Tutto è troppo poco, di quel poco tutto è fasullo e s'impone. La vita pare insopportabile, la morte più plausibile. Non ho ragioni per trascinarmi, vivere la distanza e l'abitudine al non avere, ti scolla con la vita e le sue pene. Sarà inatteso, non dirò nulla, non vi sorprenderò se non sapevate nemmeno che esistessi.   

sessantotto

l'acqua nella sua vitalità che illude l'ape annegandola nella rete, di luci leopardate e ondivaghe, è in un sistema prestabilito dall'universo che rovinando lieve su di noi  nelle fecondità stabilisce, che la morte per quanto assurdo, sia vitale per chi resta.