mercoledì 5 agosto 2015

quattrocentotrentasette



 - il califfo - ( porno )

per l'eroe da palcoscenico il tèt à tèt è un adagio cinematografico zoomato sull'autentico: no cogito ergo sum; il nocciolo della questione un incastro di bene male fulgido inno alla gioia sulla goccia che non trabocca da nessun vaso, gola a picco sul destino di un'esasperazione; l'arte maniacale sfacciata figurata nel binario sull'orgasmo morto per la recita non si è distanti da semplici dittatori da operetta.

martedì 4 agosto 2015

quattrocentotrentasei


- orgia -  ( porno )

tutto tranne l'amore poichè è lume illecito nella grotta, esule nella bolgia. La lingua frenetica dannata forte su corpi a caso, il sudore cade gocciante in vortici noiosi per sentimenti bradi. Siamo fatti per non amarci, chincaglieria d'amore pudore non ha proscenio, nè indossa la sventura dell'anima. Come animali il nostro lucore acceso non brilla se interrotto dal significato. Del resto nessuno dice alcunchè di articolato: un battere ossessivo di carne sulla carne. Disquisire in ogni forma onomatopeica è nel gioco. Applaudo ai sensi, la sudditanza un'ammasso di carne senza periplo nè ricami.

lunedì 3 agosto 2015

quattrocentotrentacinque


 - anal - ( porno )

nel modo in cui mi squassi poi ti liberi nel liquido ti ho in corpo, fossi giovane, sarebbe gioco ignoto il dolore che mi affascina. La sentenza alle tue scorribande ora è un urlo, privato del futuro: se nessun uomo vi fu mai concepito 

quattrocentotrentaquattro


- facial - ( porno )

tuttavia innocete al centro amore recito all'umanità l'intera messinscena fisicamente nuda di lavoro d'mmortalità frenetica dal principio, sino alla fine; canovaccio imposto di sussulti tra di noi, a bocca spalancata seguo affogo sulla lingua il tuo piacere, gioiosa guardo nella telecamera  

domenica 2 agosto 2015

quattrocentotrentatrè

- bukkake -  ( porno )

ogni misura dell'enciclica sia la benvenuta sul mio sagrato. In solitaria in simultanea disegnate sui miei seni, sulle mie labbra, tra i capelli, sul mio volto la vostra copiosa eccitazione. Scompaia ogni donna, compaia la mia espressione, attrice ingioiellata dal seme icona del mio tempo. Seppur schiava ogni destino si convogli in me padrona, mentre a noi, recito l'adagio nell'imo presso il cuore: è un dovere al mondo star da Dio. 

venerdì 31 luglio 2015

quattrocentotrentadue


 - non poteva durare -


Quando percorsi a piedi la curva, le cicale smisero di frinire interrompendo la loro simbiosi col sole. I filari di vite dalla loro altezza, sovrapponevano il verde delle foglie sul mare. Arrivammo nel borgo, vicino per i miei calcoli lontano per i miei piedi. La negoziante mi aiutò a fare la spesa nel negozio antico, moderno nei prezzi indicati sulle cose. Nella sporta inclusi una gazzosa fredda, oltre alle albicocche, qualche pomodoro, la pasta, la marmellata. La negoziante mi avrebbe raccontato di come suo marito l'inverno prima, avesse avuto un malore non fatale nonostante tutti lo pensassero. Non fece in tempo, le liste di plastica sulla porta tinnirono seccamente alle mie spalle mentre uscivo dal negozio, e la negoziante si mise a parlare con un altro cliente del ricovero del marito e dello spavento provato. Al ritorno, una donna sul ciglio della strada componeva sul proprio telefono i numeri del carro attrezzi. L'auto ferma sulla strada rilasciava odore forte di gomma bruciata. Continuai a camminare con mio figlio a fianco e non vidi la scena; ma quando giunsero i meccanici del soccorso certamente le dissero che circolare col freno a mano tirato può succedere di rimanere in panne.    

quattrocentotrent'uno


- molto rumore per nulla - ( much ado about nothing )


Con l'asciugamano steso sui i seni, la donna in bikini si gustò la brezza provenire dal mare. Per quale ragione si alzò dalla sedia cercando la baccinella, la riempì d'acqua e ci immerse il cagnetto che se ne stava acquattato all'ombra, non lo capii. E non lo capì nemmeno il cagnetto il quale ringhiando nell'acqua fredda di scatto si voltò e morse la mano della donna con la determinazione di un piragna dal muso nero. La donna colta di sorpresa fece un urlo di dolore. Le quattro figlie richiamate dall'urlo uscirono dalla tenda. Con sorpresa attorniarono la madre la quale aveva la mano immersa nella baccinella dell'acqua con attaccate le fauci del cagnetto. Sbucò il marito il quale repentinamente intervenne liberando la mano della donna. Le figlie iniziarono a discutere in tedesco per curare il morso, che pareva meno grave di come si era pensato, necessitava di una bendatura se non altro per nascondere le impronte dei denti sul palmo e il pollice. Il marito tornato dal tentativo di catturare il cagnetto che non ne voleva sapere di uscire da sotto la vettura targata F, guardò la scena delle figlie che attorniavano la propria moglie e in tono sdrammatizzante disse " jawhol " avviandosi verso la spiaggia dopo aver preso il cappello di paglia e sorridendo al cagnetto. Due figlie accertarono che l'emotività dell'incidente fosse scemata definitivamente: tornarono in tenda. La terza figlia raccolse le pinne, la maschera da sub, seguì il padre in spiaggia. La quarta figlia, la più grande delle quattro, si accertò che la propria madre si calmasse dallo spavento e si risedesse davanti alla tenda per gustarsi la brezza pomeridiana del mare; attese un momento per controllare che la fasciatura alla mano fosse efficace, si guardò attorno e dopo aver individuato il cagnetto sotto la propria vettura attaccata alla tenda, lo prese in braccio andandosene al bar, rimproverandolo dolcemente per la reazione che aveva avuto. Se la storiella ha una morale onestamente non lo sò. Sicuramente la donna padrona della bestiola reputava il cagnetto capace di sopportare qualsiasi angheria. Adesso non più.