lunedì 15 giugno 2015

quattrocentoventitrè


- qualità -

L'idiozia spesso e volentieri fa di tutto per dimostrarsi degna di attenzione.

sabato 13 giugno 2015

quattrocentoventidue

 - zerbini & e scendiletto -

La contemporaneità ha vuoti a perdere che vengono valorizzati se sono pieni di sè.

venerdì 5 giugno 2015

quattrocentovent'uno

tentare di portare a se stessi il risultato della propria esistenza, mi fa pensare che sia un'operazione parziale e materialista; un consuntivo intellettuale, un tappeto rotto di stanchezze, una stravaganza dai tratti senili; sproporzionato all'esistenza stessa a tal punto, da farmi sospirare: ma realmente mi importa qualche cosa  ?

lunedì 1 giugno 2015

quattrocentoventi



il sorriso fu l'indizio di una ennesima falsità; ogni tintinnio mi annunciava coprendo i sentimenti che non capissero nè vedessero. Li intrappolai con la semi oscurità e tacquero. Uscendo chiusero la porta di servizio. Salii sullo scranno, nudo come mi generarono attraverso il sesso. Sottraendomi attesi la voluttà attorniato dalle muse. Percepii l'esistenza fisica. Nella distanza il commiato. Briciole di santità mi attraversarono; raggiungevano l'oblio levigato in oro.  

quattrocentodiciannove

 - Morte di una poesia annunciata -

Nonostante l'odor di sterco occupasse l'aria pungente, riuscii ad apprezzare l'attimo fugace del palpito temerario sull'asfalto: erano ali multicolori mosse da una farfalla. Prima di coprirle inesorabilmente sotto la ruota.

giovedì 14 maggio 2015

quattrocentodiciotto 418


è questo il rifugio; l'antro nero con cui mi allacciasti i pensieri. Lo vedo è ieri. Oscurasti il candore dei nostri gladioli all'altezza del futuro; raggelasti l'odore che seduce ed imprigiona. Ti appropriasti dei nostri occhi sotraendone la luce, spegnesti tutto con l'impasto di melma e crollo e raccomandata di non ritorno. Pur capendo, vissi e morii: non avevo altro che noi. Ogni tanto ci penso: nè piansi nè mi disperai per aver fallito; sentii un lento defluire in me, di rancore che la vita in sucessione svaporava avvolgendola d'oblio; svolgendosi. Morivo indirizzandomi al punto per noi di non ritorno. 

lunedì 4 maggio 2015

quattrocentodiciassette


 - a mia insaputa -

l'albero nell'acqua si specchia odalisca, non odo fruscii. Mi raggiunge dal fogliame un nitido canto: è una croce; nera che vibra tra pennellate di nuvolaglia e vastità, si confonde. Con bramosia contenuta  la luce fissa l'umbratile esistere. Il viaggio mi appartiene ruotando nella diversità dell'uguaglianza. Mi ripeto mutando. La coscienza mi supera in volontà: partecipo alla ciclicità breve dell'eternità. Fisicamente mi dilato. Attraverso il presente vivo; nel concetto di futuro decadrò: intelligo così nel disegno universale. Facendone parte immagino per intero, razionalmente a mia insaputa.